NAMI KENDO DOJO


"Usare il pensiero per analizzare la realtà è illusione;
se ci si preoccupa per la vittoria o la sconfitta si perderà tutto.
Il segreto dell'arte della spada?
Il fulmine taglia il vento di primavera"

IL KENDO

IL KEN-DO E' LA VIA PER MIGLIORARE SE STESSI ATTRAVERSO LO STUDIO DELLE ANTICHE TECNICHE DI SPADA

Riportiamo alcune note tratte da materiale della Zen Nippon Kendo Renmei

Kendo-wa ken-no riho-no shuren-niyoru ningen keisei-no michi daeru

Kendo è la via (michi) della ricerca della perfezione come essere umano (ningen-keisei) attraverso l'esercizio (shuren) dei principi della spada (ken-no ri-ho)

Lo scopo della pratica del kendo è formare la mente ed il corpo, coltivare uno spirito forte ed attraverso un addestramento corretto e severo sforzarsi di progredire nell'arte del kendo. Tenere in considerazione la cortesia e l'onore, associarsi agli altri con sincerità e ricercare per sempre il perfezionamento di se stessi. in questo modo si sarà capaci di amare il proprio paese e la società, di contribuire allo sviluppo della cultura e la prosperità tra i popoli.

Ci sembra evidente da questa lettura che la pratica del kendo non ha come scopi fondamentali la vittoria nelle gare o l'autodifesa, ma bensì una completa formazione del carattere umano. Riportiamo di seguito alcuni concetti tipici del kendo che vanno oltre la mera considerazione delle tecniche:

Yuko-Datotsu : per la validità dell'azione non basta colpire uno dei punti validi nel kendo, bisogna colpirlo concentrando diversi modalità colpire con l'ultimo terzo della lama (monouchi), arrivare sull'avversario con lo spirito, la tecnica ed il corpo nello stesso momento (Ki-Ken-Tai), mantenere l'energia e l'attenzione anche dopo aver colpito (Zan-Shin). Da ciò si evince la difficoltà di arbitrare uno shiai (combattimento a punti) di kendo

Zan-Shin : il mantenere vigile l'attenzione anche dopo aver colpito, pronti per un nuovo attacco. Zan = restare Shin = spirito. Un buon kendoka lo applica in ogni attimo della vita. Vi è Zan-Shin anche nell'Ikebana o nello Sho-Do (arte della calligrafia), nella cerimonia del Tè o nelle piccole azioni quotidiane.

Ki : l'energia base che pervade l'universo. Il kendoka impara ad usarla per dare armonia al corpo ed alla mente. Cerca di proiettare il proprio Ki attraverso la shinai per spezzare quello dell'avversario

Ken-Zen-Ichi : l'unione tra Kendo e Zen. L'uso delle tecniche di combattimento di spada e la limpidezza della mente per vivere in armonia ciò che ci circonda. Il tutto per arrivare alla realizzazione del se.

LO IAIDO

Lo iaidō è un'arte marziale giapponese, influenzata dalla dottrina zen, che trae le sue radici dalle antiche scuole dikenjutsu e iaijutsu frequentate dai buke in genere (ma specialmente dai samurai) e che hanno avuto il loro massimo splendore intorno al XVI secolo.

Lo iaidō è l'arte dell'estrazione della spada, ma letteralmente significa «via dell'unione dell'essere». Scopo ultimo di questa disciplina, infatti, è la perfetta ed armonica unione con sé stessi e con l'Universo.

Storicamente, lo iaidō trovava applicazione nei duelli tra samurai dove la morte di uno (o entrambi) i contendenti solitamente avveniva dopo uno o al massimo due scambi. Ovviamente in tali condizioni l'abilità tecnica richiesta era massima ed infatti era altresì possibile che un duello si concludesse anche solo con l'estrazione della spada e il successivo singolo fendente. Ecco quindi spiegata l'importanza fondamentale dell'arte dell'estrazione della spada nella vita del samurai.

Al giorno d'oggi, e a cominciare dalla Restaurazione Meiji, lo studio della katana ha acquisito valore prettamente interiore, come mezzo di indagine del profondo alla scoperta dell'essere, ed è in base a questi presupposti che le koryū di kenjutsu e iaijutsu sono evolute verso il kendō e lo iaidō.

L'essenza dello iaidō è racchiusa nella frase saya no uchi de katsu, «vincere con la spada nel fodero», ovvero avere e dimostrare una conoscenza tale da indurre l'avversario ad abbandonare la contesa ancora prima di averla iniziata. Tale principio è espresso, ad esempio, da Yagyu Munenori nel suo trattato Heihō kadenshō ed esplicitato ne «la spada che dà la vita» (katsushinken).

La disciplina è praticabile sia da uomini e donne, senza limiti di età. La diffusione della disciplina dello Iaido ha molti artefici in Giappone e nel mondo. Tra tutti questi un ruolo di preminenza organizzativa, e nel numero di praticanti attivi nella disciplina, spetta alla All Japan Kendō Federation che nel tempo ha raccolto ed elaborato l'esercizio pratico di 12 kata seitei-iai ideali per avvicinarsi alla pratica e per approfondirla successivamente. Acquisita la padronanza di tali kata dopo un periodo di pratica variabile, ma comunque dell'ordine del paio d'anni, è possibile approfondire lo studio dei vari stili delle diverse koryū tradizionali, fra le quali una delle più note è la Muso Shinden Ryū.

Lo iaidō, insieme al kendō, la naginata-do e al jodō, nella sua corrente maggiore per numero di praticanti, afferisce alla All Japan Kendō Federation e alla IKF che ne promuovono lo sviluppo a livello mondiale mentre a livello europeo il riferimento è la EKF. In Italia lo iaidō è promosso ufficialmente dalla Confederazione Italiana Kendo (l'unica riconosciuta dalla IKF e dall'EKF). In Italia lo Iaido della Scuola Hoki Ryu è promossa dall' Istituto Iaido Italia.

IL KENDO A TRIESTE

Nel 1994, con istruttore Jerri Ferlan, un gruppo di kendoka fonda il Nami Kendo Dojo. Trovano ospitalità dal Maestro Giorgio Vecchiet (4° Dan) dello Sui-Shin-Kan scuola Shotokai di Karate. Presso questo dojo essi rimangono per 5 anni. Qui ospitano diversi maestri giapponesi: nel 1995 Yoshio Kobayashi Sensei (7° Dan) eAkira Yuasa Sensei (7° Dan). Nel 1996 Kawana Sensei (7° Dan) e Takaki Sensei (7° Dan), nel 1997 nuovamente Kobayashi Sensei ed Akira Sensei, ormai amici del gruppo.

Durante la permanenza allo Sui-Shin-Kan si effettua il primo esperimento di stage estivo. Nato dall'esigenza di praticare anche durante l'estate e dal forte legame nato con il gruppo di Brescia, all'inizio mette assieme una decina di kendoka per praticare durante una settimana di agosto e contemporaneamente vivere assieme esperienze di mare e discussioni sul kendo, nel '97 sotto la direzione di Livio Lancini (6° Dan di brescia). Già l'anno successivo altri kendoka si aggregano a questa nuova esperienza, dirige Lorenzo Zago (6° Dan di Milano).

Dopo alla partecipazione del gruppo allo Sport Show di quell'anno, la SGT ci invita presso la sua sede per formare la nuova sezione di Kendo. Durante l'inverno il gruppo ospita Okamura Sensei (8° Dan) ancora assieme a Kobayashi Sensei. Nell'agosto del 1999 il seminario estivo compie un salto di qualità riuscendo ad avere la presenza di una maestra giapponese, Miss Yuko Takahashi (6° Dan) dell'università di Aichi. Nella stessa estate Jerry Ferlan, istruttore del club triestino, frequenta il seminario estivo per istruttori stranieri di Kitamoto organizzato annualmente dalla ZKNR. L'inverno del '99 porta a Trieste Ohboki Sensei (7° Dan) e l'estate successiva l'esperienza si ripete con Miss Takahashi (6° Dan), stavolta il seminario si allarga a diverse città italiane ed ad una delegazione di atleti tedeschi dell'università di Mainz sotto la guida diFrank Jaehne (3° Dan), dando al seminario un nuovo aspetto Internazionale. Nel 2000 a dicembre viene per la prima volta il Italia Sakai Sensei (7° Dan), ad agosto 2001 ritorna, dopo 10 anni, Shigenori Mizuta Sensei (8° Dan Kyoshi), ed il gruppo dell' Università di Mainz ritorna sempre più numeroso. A dicembre ritorna a Trieste Kobayashi Sensei e con lui approfondiamo lo studio degli antichi kata. Ad agosto 2002 abbiamo con noi nuovamente Mizuta Sensei, una vera fortuna per i partecipanti al seminario, da quest'anno evento federale CIK.

IL DOJO

Il mon del dojo (che tradizionalmente viene applicato in alto a sinistra sul do dell'armatura) rappresenta la grande onda che avanza potente e minacciosa. L'immagine è stata suggerita dagli insegnamenti di Koichi Hasegawa Sensei (8° Dan) che spesso la usa per aiutare gli allievi a capire il senso del seme (pressione in avanti) prima dell'attacco e dello zan-shin (mantenimento dell'energia) dopo aver colpito. Esteticamente si rifà alla "Grande onda sulla costa di Kanagawa" (Kanagawa oki nami ura) dipinta dal grande Katsushika Hokusai.

Al Nami Kendo Dojo di Trieste il kendo viene praticato secondo gli insegnamenti dei maestri giapponesi della ZNKR ed in sintonia con la Confederazione Italiana Kendo (CIK). Un particolare riguardo viene messo nello studio del KIHON-DOSA (base) e dei KATA (forme). Ognuno può ricercare nel Kendo praticato la sfumatura che più gli è consona, sia essa più "fisica" o più "mentale". L'importante per noi è praticare con gioia insieme agli altri crescendo tutti assieme senza voler primeggiare sull'altro.

Istruttori :
Kendo - Marco Tamaro 3° Dan CIK Istruttore UISP
Iaido - Bruno Smillovich 3° Dan CIK

Sede :
Via Manzoni 11, Trieste

Orari :
Kendo - Lunedì e Venerdì dalle 20.30 alle 22.30
Iaido - Lunedì dalle 19.00 alle 20.30 e Mercoledì dalle 20.30 alle 22.30

Condizioni :
Il costo del corso è deciso dalla Società di anno in anno.
Per i costi associativi e per visionare lo statuto rimandiamo al sito della CIK

Equipaggiamento :
Il dojo fornisce ai principianti (per il primo periodo) shinai e boken, inoltre sono diponibili alcune armature per iniziare la pratica

Visite mediche :
Per frequentare i cosi e gli stage CIK è sufficiente il certificato di buona salute del proprio medico.
Per partecipare alle gare CIK-EKF è indispensabile la visita agonistica presso i centri di medicina sportiva.

Contatti
Marco Tamaro, numero di cellulare (mobile) 348.2388125 (Int. +39-348.2388125)
Via e-mail scrivendo a: info@namidojo.it oppure marco.tamaro@yahoo.it